![]() |
| ||||||||
![]() |
|
2009
Rizzoli
Maria Àngels Anglada
IL VIOLINO DI AUSCHWITZ
Una suono perfetto nel campo
della morte
Ripubblicato, presso Rizzoli, “Il violino di Auschwitz” della scrittrice catalana, scomparsa dieci anni fa. Un libro affascinante e coinvolgente che narra la storia (vera) di un liutaio ebreo costretto a mettersi al servizio di un comandante del terribile lager, appassionato amante della musica e degli strumenti che servono per la sua esecuzione. Desta, tuttavia, perplessità e varie obiezioni la nuova traduzione a firma di Margherita D’Amico, che appare chiaramente di seconda mano.
|
||
|
Autore: Anglada Angels Maria
Editore: Rizzoli Genere: letterature straniere: testi Collana: Scala stranieri Traduttore: D'Amico M. Pagine: 147 ISBN: 8817028053 ISBN-13: 9788817028059 Data pubbl.: 2009 |
||
|
||||||
|
di Ignazio Delogu
Edito una prima volta da Editori Riuniti Il violino di Auschwitz della scrittrice catalana Maria Àngels Anglada, ritorna in una nuova ristampa per i tipi della Rizzoli RCS (‘La Scala’, 2009, pp. 147, € 15,00). Si tratta di un libro originale, in quanto rielaborazione di una storia vera che ebbe come scenario il campo di sterminio nazista in Polonia, e di indubbio spessore letterario. La Anglada, prematuramente scomparsa qualche anno addietro, occupa infatti un posto di grande prestigio nella cultura e nella letteratura di lingua catalana. Studiosa di filologia e fervida catalanista, la Anglada adotta uno stile sobrio e asciutto quale si conviene alla sua lingua, dalla quale emergono sonorità e silenzi che rendono estremamente accattivante la sua scrittura.
|
||
|
di Ignazio Delogu Edito una prima volta da Editori Riuniti Il violino di Auschwitz della scrittrice catalana Maria Àngels Anglada, ritorna in una nuova ristampa per i tipi della Rizzoli RCS (‘La Scala’, 2009, pp. 147, € 15,00). Si tratta di un libro originale, in quanto rielaborazione di una storia vera che ebbe come scenario il campo di sterminio nazista in Polonia, e di indubbio spessore letterario. La Anglada, prematuramente scomparsa qualche anno addietro, occupa infatti un posto di grande prestigio nella cultura e nella letteratura di lingua catalana. Studiosa di filologia e fervida catalanista, la Anglada adotta uno stile sobrio e asciutto quale si conviene alla sua lingua, dalla quale emergono sonorità e silenzi che rendono estremamente accattivante la sua scrittura. La storia è quella di un liutaio di Cracovia, deportato nel lager più tristemente famoso fra quanti hanno operato in Germania e nelle terre orientali occupate, del quale vive gli orrori, se pure in qualche misura e solo apparentemente defilato a causa di una sua particolare condizione, che potrebbe sembrare privilegiata se non suscitasse angosce costanti e persino sensi di colpa, ingiustificati ma non per questo meno dolorosamente avvertiti dal giovane protagonista, l’ebreo Daniel. Il quale, proprio per la sua qualità di liutaio, si vede costretto, per cercare scampo alla morte o per rinviarla il più a lungo possibile, ad assecondare la richiesta del sadico comandante del campo, maggiore Sauckel, appassionato amante della musica e degli strumenti che servono per la sua esecuzione, sia di riparare il violino del suo amico e compagno di deportazione, il grande violinista polacco Bronislaw, costretto ad esibirsi davanti ai suoi carnefici, sia di costruire uno strumento nuovo, “perfetto come uno Stradivari”. Il ricatto è esplicito e infame: la vita in cambio di una collaborazione odiosa e umiliante. Alla quale Daniele non saprà né potrà sottrarsi. Dovrà anzi assistere al trionfo del suo violino nel concerto organizzato nel lager dal suo melomane e sadico aguzzino. Il racconto consente al lettore di conoscere un aspetto insolito della vita di un lager e di cogliere aspetti inediti delle sofferenze morali oltre che materiali che affliggevano i deportati tesi, ovviamente, alla conservazione della vita costantemente minacciata anche in forme ambigue e oblique, ma non per questo meno spregevoli e criminali. Sia Daniele che Bronislaw usciranno vivi dal lager nazista, ad opera di un personaggio che solo a vicenda conclusa acquisterà la sua concreta fisionomia. E sarà dopo molti anni che, a Cracovia, la Anglada verrà a conoscenza di quella vicenda quasi inverosimile dal racconto del celebre violinista. Un libro affascinante e coinvolgente come pochi, una voce originale che si aggiunge alle tante pervenuteci dall’universo concentrazionario. Ciò che desta qualche legittima preoccupazione è invece la traduzione di Margherita D’Amico, dovuta in primo luogo al fatto che l’Editore, mentre riproduce il titolo originale catalano, non dice se la traduzione è stata condotta su quel testo. La perplessità nasce dal fatto che a un attento confronto testuale, la traduzione presenta sottrazioni e abbreviazioni dell’originale, “compensate”, nell’intenzione della traduttrice, da ampliamenti e enfatizzazioni estranee all’originale e niente affatto congeniali allo stile della Anglada, sobrio e asciutto come si è detto, qualità proprie della lingua catalana da Ausias March (sec. XIV) a Salvador Espriu (sec. XX) e ai narratori, poeti e saggisti contemporanei. C’è un ordito sul quale la traduttrice ha operato per “sottrazione” e per “addizione”. Per “sottrazione” perché ha volutamente omesso con notevole frequenza intere frasi o sintagmi parziali, rompendo la continuità e la coerenza del testo, strappandone la trama e, conseguentemente, impedendo al tessuto di proporsi nella sua interezza, complessità e coerenza. Ne ha risentito, e non poteva essere altrimenti, il ritmo che è risultato fortemente compromesso nella sua asciuttezza e nella sua voluta e conclamata antiemozionalità e antirettoricità. Quanto agli interventi per “addizione”, non meno frequenti e improvvidi, sono quelli che, nel tentativo arbitrario di supplire a supposte deficienze, amplificano i toni e i ritmi della prosa, operando innesti non necessari, con l’unico risultato sensibile di alterare significativamente persino la trama e l’ordito di cui si diceva. Trama e ordito che vengono peraltro conservati e sfruttati, quando occorra, al solo scopo di nascondere una evidente incapacità di sostituirli con altri. Come sarebbe accaduto se quella che stiamo esaminando fosse stata una traduzione integrale dal testo catalano e non, come appare in maniera e in misura innegabili, pura e semplice, ancorché non priva di astuzia, manipolazione di una traduzione precedente, quella della prima edizione curata da Veronica Torres, nota esperta di Lingua e Filologia catalane, nel 1997. |
||
| 2009 | Rizzoli | Maria Àngels Anglada | |
|